Ricerche antropologiche Convab

Ricerche antropologiche Convab
Sant'Orsola. Firenze. Foto di Enzo Russo

martedì 27 dicembre 2011

Convab e National Geographic presentano: Caravaggio, il corpo ritrovato

CARAVAGGIO. IL CORPO RITROVATO

Le ricerche di un team di scienziati per stabilire

se i resti rinvenuti a Porto Ercole appartengano al grande pittore

Dopo lo straordinario successo di pubblico della premiere ricordiamo che il documentario andrà in onda anche nelle seguenti repliche:

Sabato 05/03 @ 23.10

Domenica 06/03 @ 14.10

Giovedi 10/03 @ 19.10

Sabato 12/03 @ 01.10

Uno dei pittori italiani più noti e amati al mondo. Protagonista tra i più controversi del suo tempo, Michelangelo Merisi da Caravaggio esercita, ancora oggi a 400 anni di distanza, un fascino che non ha eguali. La sua vita romanzesca, fatta di grandi successi, continui guai con la giustizia, aggressioni, e fughe precipitose, si conclude in circostanze misteriose in un giorno di luglio del 1610. Come, dove e perché muore Caravaggio? Che fine ha fatto il suo corpo?

La produzione originale italiana CARAVAGGIO. IL CORPO RITROVATO, in onda dal 27 febbraio 2011 su National Geographic Channel (canale 403 di Sky), racconta l’unica ricerca compiuta su quelli che con ogni probabilità sono i resti mortali di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Prodotto da Doclab (regia Marco Visalberghi, autore Patrizia Marani) per National Geographic Channel e girato in alta definizione, il documentario segue, passo dopo passo, lo svolgersi di una grande ricerca scientifica che si è prefissa di trovare lo scheletro di Caravaggio, e interrogare le sue ossa, per rispondere alle domande che gli storici dell’arte si pongono da allora.

Tutto ha inizio da un articolo pubblicato diversi anni fa, in cui l’archeologa Giovanna Anastasia di Porto Ercole dichiarava di aver visto da bambina i resti del corpo di Caravaggio. Erano venuti alla luce nel 1956 – dichiarava Giovanna- durante gli scavi per allargare la strada di accesso al paese di Porto Ercole.

L’articolo cade per caso sotto gli occhi di Silvano Vinceti uno storico con la passione per le indagini storico-antropologiche e presidente del “Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali” che concepisce l’idea ambiziosa di tentare di ritrovare le spoglie del grande pittore attraverso il coinvolgimento di un gruppo di scienziati, ricercatori e storici con una consolidata esperienza in questo genere d’indagini.

E’ l’inizio della lunga e difficile avventura che vede all’opera ricercatori di numerosi centri di ricerca scientifica italiana tra i quali: Giorgio Gruppioni, docente di Antropologia dell’Università di Bologna, Elisabetta Cilli, genetista dell’Università di Bologna, Antonio Moretti e Domenico Mancinelli dell’Università dell’Aquila, Massimo Andretta Direttore del C.R.S.A. Med Ingegneria di Marina di Ravenna, il prof. Lucio Calcagnile direttore del CEDAD dell’Università del Salento e Stefania Romano per le ricerche storiche.

I ricercatori scoprono che gli scheletri recuperati nel ’56 sono conservati nel cimitero di Porto Ercole. Ma quando scendono nella cripta si trovano di fronte centinaia di scheletri accatastati alla rinfusa e, analizzarli tutti è umanamente impossibile.

Comincia allora una straordinaria batteria di test scientifici che permette ai ricercatori di ridurre gradatamente il numero dei possibili indiziati. Poco alla volta vengono isolati tutti maschi alti intorno al metro e settanta, deceduti all’età di 40 anni circa. Poi la datazione con il carbonio 14 individua quelli morti a cavallo del 1610, e la concentrazione dei metalli pesanti quali il piombo, ancora presente nelle ossa indica che in vita quell’individuo era con buone probabilità un pittore.

Le ricerche storiche si intrecciano con gli esami scientifici nel tentativo di ricostruire i momenti essenziali della vita di Caravaggio. Dal momento della fuga da Roma a seguito dell’assassinio di Tomassoni, al suo continuo girovagare tra Napoli, Malta e la Sicilia, sempre più ossessionato dalla pena capitale che pesa sulla sua testa.

I ricercatori si convincono che il comportamento allucinato del pittore sia da mettere in relazione con il progressivo avvelenamento da piombo di cui soffriva, e forse è proprio il piombo potrebbe essere la causa, almeno indiretta, della sua morte. Il suo temperamento aggressivo e turbolento, gli improvvisi attacchi d’ira potrebbero essere proprio determinati da un sistema nervoso debilitato dalla intossicazione da questo metallo.

Ma prima di trarre conclusioni affrettate serve la prova definitiva che quelle ossa siano proprio quelle del pittore, Quindi serve la prova del DNA. Già estrarlo da ossa rimaste in terra per 400 anni non è facile, ma trovare il DNA con cui confrontarlo si rivela ancora più difficile. Caravaggio non ha eredi diretti per linea femminile ne tanto meno per via maschile, per cui l’ultima risorsa possibile è quella di confrontare il DNA estratto dai resti indiziati con quello del cromosoma Y dei Merisi ancora oggi esistenti nella zona di Caravaggio. I marcatori esaminati a questo scopo sono 17 e i Merisi hanno mostrato di possederne una combinazione tipica. Dalle ossa deteriorate del campione indiziato, quello contrassegnato con il n° 5, i ricercatori riescono ad evidenziare prima 6 poi 7 poi 11 marcatori che si rivelano tutti compatibili con la combinazione dei Merisi. Si tratta di una coincidenza così alta da fornire un’alta probabilità di aver trovato i resti di Michelangelo Merisi da Caravaggio,

Per la prima volta il fitto mistero che avvolge la morte di Caravaggio trova alcuni punti fermi che permettono a Vinceti di ricostruire le ultime ore della sua tragica vita. Avvalendosi del contributo di storici dell’arte del livello del prof. Maurizio Calvesi prof. Vincenzo Pacelli, Helen Landon, e Francesca Cappelletti Vinceti conclude che i dati scientifici uniti alle evidenze storiche gli permettono di affermare con assoluta certezza di aver trovato i resti mortali del pittore.

Per informazioni
Francesca Calzolari – Fox Channels Italy tel.0688284620 francesca.calzolari@fox.com
Francesco Carbonari – Fox Channels Italy tel. 0688284628 francesco.carbonari@fox.com
Marilena D’Asdia - MN tel. 0685376330 marilena.dasdia@mnitalia.com


Relazione conferenza stampa 2 febbraio 2011:- nuove scoperte sulla Gioconda di Leonardo da Vinci-.

2 Febbraio 2011

Nel corso della suddetta conferenza, il Comitato ha inteso evidenziare alcuni studi ed approfondimenti relativi alla Gioconda di Leonardo da Vinci:

La Gioconda è il testamento pittorico, filosofico, esistenziale di Leonardo. La Gioconda va letta su più livelli come la Bibbia. Molti storici dell'arte o esperiti di Leonardo hanno commesso l'errore di dare una lettura o unilaterale o parziale di questo Testamento. Il nostro ritrovamento del 72 -numero chiave- e delle lettere L e S, presenti negli occhi della Gioconda, rappresentano un punto di riferimento e di partenza di una nuova interpretazione del quadro e del periodo leonardesco che va dal 1510 fino alla sua morte. Nella Gioconda convergono elementi pittorici, di stile e di contenuto, elementi simbolici e archetipi nonché un vero e proprio pensiero di Leonardo sintetizzabile nel 72 e nel ponte, il cui significato simbolico è importante per una lettura esaustiva e attendibile di questo grande genio. La Gioconda, come il Vecchio e il nuovo Testamento, racchiude vari livelli di interpretazione: uno pittorico, uno simbolico, uno filosofico, uno religioso, uno psicologico ed esistenziale e, per finire, essa contiene la sintesi della vita e del pensiero di Leonardo espresso attraverso i principi fondamentali dell'umanesimo e del rinascimento quali l’armonia, la giusta proporzione, la felice sintesi fra elementi opposti. In Leonardo convive sia la contrapposizione degli opposti sia la loro fusione che trovano presenza e sostanza nella Gioconda. La Gioconda si presenta come pittura-scienza-psicologia, espressione dell’interiorità di Leonardo in cui prevale una maestosa tranquillità, una serenità pacata, arguta, ironica e insinuante. La Gioconda esprime il superamento del contrasto fra la Venere Celeste e la Venere volgare, il contrasto fra Angelico e Demoniaco, spirituale e sensuale, sacrale e orgasmico, immanente e trascendente, elementi presenti anche nell'opera perturbane di Leonardo - l'Angelo incarnato- che si può ritenere realizzata fra il 1511- 1513.

Campagna nazionale per l'esposizione della Gioconda nel 2013

Breve sintesi delle rocambolesche vicende legate al furto del dipinto La Gioconda avvenuto nel 1911 e recuperato nel 1913

La Gioconda, Leonardo da Vinci, 1503-1519. Parigi, Musée du Louvre, inventario 779, cm 77x53, olio su tavola di pioppo. Cornice italiana del XVI secolo dono della contessa De Béarne.

Il dipinto venne portato in Francia da Leonardo nel 1516, anno in cui fu invitato da Francesco I ad Amboise.
Successivamente il dipinto fu condotto a Versailles per essere esposto e poi, dopo la Rivoluzione francese, venne trasferito al Louvre. Innamoratosene, Napoleone Bonaparte lo volle mettere nella sua camera da letto, tuttavia qualche tempo dopo tornò nel museo del Louvre. Durante la guerra Franco-Prussiana del 1870-1871, La Gioconda fu nascosta in un luogo segreto in Francia. Dal 21 agosto 1911 sino al dicembre del 1913 fu invece rubata da Vincenzo Peruggia, che la tenne prima a Parigi e poi a Firenze. In seguito alla restituzione del quadro, essendo questa avvenuta anche grazie all’intervento del governo italiano, si decise di esporre l’opera in alcune delle principali città italiane: a Firenze, prima agli Uffizi poi a Palazzo Farnese, a Roma, nella Galleria Borghese a Roma, infine a Milano. Subito dopo, fu restituita alla Francia che la affidò al Louvre, tuttavia, a causa delle guerre mondiali, venne nuovamente rimossa per essere nascosta e conservata in sicurezza. Purtroppo, nel 1956, la parte inferiore dell’opera fu gravemente corrosa con dell'acido. Qualche mese dopo gli fu tirata una pietra.

Presto restaurata, nel 1962 venne affidata agli Stati Uniti per essere esposta a New York e Washington. In ultimo, nel 1974, si decise per due storiche esposizioni: prima a Tokyo e poi a Mosca.

La narrazione del furto
Parigi, Museo del Louvre, Salon Carré, lunedì 21 agosto 1911, mattino.

Come ogni lunedì, il museo non è aperto al pubblico ma ci sono comunque 257 persone. Un tale Monsieur Louis Béroud, incaricato di fare una copia del dipinto, è il primo ad accorgersi della sua assenza. Dopo vani tentativi, vengono ritrovate solo la cornice ed il vetro di protezione: il dipinto è stato rubato. La Polizia viene mobilitata, tuttavia si è incapaci di trovare una pista. L’ex segretario del poeta Guillame Apollinaire, a caccia di fama, confessa di aver rubato una statuetta al Louvre. La polizia perquisisce l’appartamento del poeta e trova altre due statuette di proprietà del museo. Apollinaire si difende sostenendo di averle ricevute in dono; siamo nel periodo in cui Marinetti -nel Manifesto Futurista- invita a distruggere i capolavori dei musei per far spazio al nuovo.

Qualche tempo dopo, ormai pentito, l’ex segretario di Apollinaire confessa e viene arrestato, ma dell’opera non vi è traccia.
La politica internazionale si interessa alla vicenda e i già tesi rapporti tra Francia e
Germania sfociano in accuse reciproche. L’opinione pubblica francese dà la responsabilità della Germania. I politici tedeschi sostengono che il governo francese sa dove viene custodita la Gioconda. Gli interrogatori si moltiplicano senza portare alla soluzione del caso.

Passa del tempo e finalmente, nel dicembre del 1913, l’antiquario Alfredo Geri riceve una lettera in cui vi è scritto: «Ho la Gioconda, e intendo cederla per 500.000 lire. Vincenzo Leonard.» Il giorno dopo un giovane porta l’antiquario, accompagnato dal direttore degli Uffizi, in una camera dell'Albergo Tripoli-Italia. Viene loro consegnata la Gioconda. Alfredo Geri dice di essere disposto a pagarla entro la mattina seguente, tuttavia porterà solo le manette dei carabinieri.

L’opere d'arte più celebre del mondo era stata 28 mesi nelle mani del giovane Vincenzo Peruggia, un italiano emigrato in Francia, e il mondo intero rispose alla risoluzione dell’enigma con grande delusione: una celebre opera nella mani di un uomo qualunque che l’aveva trafugata senza generare nessuna leggenda poetica.

Vincenzo Perugia
Nato a Dumenza sul lago di Como l’8 ottobre 1881, Vincenzo Peruggia si trasferisce in Francia in cerca di lavoro e ottiene un incarico di decoratore presso il Louvre, luogo dove elabora il furto. Nell’agosto del 1911 non lavora più per il museo, ma lo conosce bene. La ricostruzione del fatto ci porta a credere che la sera di domenica 20 Vincenzo è a cena con altri immigrati italiani e fa credere a tutti di essere ubriaco. Torna nel suo appartamento e si infila a letto. All’alba della mattina successiva si reca al Louvre, entra utilizzando le impalcature appoggiate alle pareti del palazzo e preleva la Gioconda, le toglie la cornice ed il vetro protettivo e la nasconde sotto la giacca. Torna a casa e, il giorno dopo, va lavoro. Contemporaneamente, al Louvre si scopre il furto e, come sappiamo, la polizia si mobilita.

Fino al dicembre del 1913 il dipinto rimane chiuso in una scatola di cartone sotto il letto del Peruggia, che per diversi mesi continua a fare il decoratore per non attirare l’attenzione. Nel dicembre del 1913 porta a termine il piano: prende un treno e passa la dogana al confine con l’Italia, vuole portare La Gioconda a Firenze.

Il processo
Le dinamiche della vicenda vennero chiarite alla Corte del Tribunale di Firenze nel 1914:

Peruggia cercò la difesa ammettendo di avere un conto in sospeso con la Francia per il razzismo che aveva dovuto subire. Disse al giudice: «Ho compiuto il furto per motivi patriottici, volevo restituire all’Italia una parte dei saccheggi di Napoleone».

La forza d’accusa tuttavia palesò al ladruncolo il punto della questione: l’opera era stata venduta dallo stesso Leonardo al Re di Francia Francesco I, per la considerevole cifra di 4000 scudi d’oro.

Arresosi, l’ex decoratore ammise che la scelta del quadro era dovuta alle sue celebri ridotte dimensioni. Vincenzo Peruggia scontò un anno e 15 giorni di galera per il furto del secolo.

Il dipinto
Il dipinto è conservato al Louvre in un contenitore fissato nel cemento e protetto da due lastre di vetro antiproiettile a tripla lamina, poste a 25 cm l’una dall’altra.

Il Convab è attualmente impegnato in una campagna nazionale a favore del rientro del celebre quadro durante il centenario del suo ritrovamento, ossia nel 2013.
I sostenitori di questa iniziativa ritengono importante poter celebrare il centesimo anniversario del ritrovamento del capolavoro di Leonardo; sarebbe un evento di enorme valore culturale e storico, oltreché una meravigliosa occasione per l’Italia intera, il possibile ritorno nel 2013 della Gioconda nella città di Firenze, e la sua esposizione ai cittadini fiorentini e italiani a cento anni di distanza.

Per adesioni, inviare richiesta info all'indirizzo com.giocondafi2013@libero.it

Silvano Vinceti: Il segreto della Gioconda. Armando Editore. Roma


Breve sintesi del libro il segreto della Gioconda.

Il libro, scritto in forma narrativa autobiografica, coinvolge il lettore in un viaggio alla riscoperta e rivisitazione di Leonardo da Vinci e, in particolare, delle sue ultime opere pittoriche al cui centro vi è la Gioconda. L’opera propone un nuovo Leonardo, totalmente diverso da quello raffigurato nei libri usciti in questi ultimi decenni. In questi ultimi anni ci si è soffermati solo su alcuni aspetti della vita e delle opere del grande genio toscano. Si è dato risalto e valore particolarmente alle capacità di Leonardo come pittore, meccanico, architetto, ingegnere e studioso della natura, trascurando aspetti fondamentali della sua personalità, dei suoi interessi, delle sue credenze. In questo libro, Leonardo viene presentato ricomponendo tutti i suoi aspetti: Leonardo come uomo, collocato nel suo periodo storico, ossia quello della Firenze Medicea, della Milano di Ludovico il Moro; Leonardo come studioso, intento a respirare e assimilare le culture filosofiche, teologiche e religiose del neo-platonismo, dell’ermetismo; Leonardo come curioso dell’esoterismo, intento ad abbracciare le concezione Kabalistiche di Pico della Mirandola e le visioni dell’Apocalisse di Gioacchino da Fiore e di S. Giovanni. Vi è quindi un Leonardo dimenticato, o appena evidenziato, che nel libro si ripropone come un insieme di aspetti fondamentali e centrali per una sua comprensione autentica e per potere offrire una diversa, originale e innovativa lettura delle sue ultime opere quali l’Angelo Incarnato, la S. Anna, il S. Giovanni Battista e, in particolare, quello che è da tutti riconosciuto come il suo più grande capolavoro: la Gioconda.

L’impostazione dello scritto è diversa rispetto a quella che abitualmente viene data ad un tradizionale saggio storico, biografico o critico, quasi sempre impersonale e freddo. L’opera è presentata come una sorta di racconto esistenziale dove l’autore stesso riscopre gradualmente Leonardo, lo approfondisce storicamente, si esalta e si turba per le difficoltà di comprensione, viene attraversato da dubbi e smarrimenti nel suo tentativo di raffigurare in modo fedele e completo questo grande e poliedrico genio. Il testo viene quindi proposto come racconto in prima persona in cui l’autore racconta al lettore le difficoltà incontrate, cerca di trasmettere la gioia e l’eccitazione legate al suo portare alla luce aspetti di Leonardo raramente colti e descritti: siamo di fronte ad un testo concepito come il racconto di un viaggio, tutto umano, dello studioso stesso, una narrazione che permette al lettore di identificarsi nel ricercatore, non storico dell’arte, non esperto di Leonardo ma che con passione, rigore e metodo, lo riscopre portando alla luce quello che diversi esperti o professionisti Leonardeschi non hanno voluto -o saputo- affrontare.

Gli aspetti dimenticati di Leonardo
In questo libro emerge un aspetto di Leonardo molto importante, quel versante dello studioso come psicologo precursore di quella che oggi è definita psicologia comportamentale delle manifestazioni emotive. Emerge la visione dell’uomo venato di pessimismo e dominato da passione, istinti dove la ragione e la coscienza non sono sovrani assoluti. Si sostanzia la dimensione religiosa, mistica, cabalistica, esoterica, l’uso del simbolismo pittorico. Tale aspetto dimenticato o ignorato del Vinciano è fondamentale per poter dare una diversa lettura alla Gioconda. La maggioranza delle persone, pur avendo a disposizione molte informazioni su Leonardo, ben poco conoscono riguardo all’aspetto cabalistico e mistico di Leonardo, sul suo reale atteggiamento nei riguardi della magia, della astrologia, della alchimia. Pochissimi conoscono alcuni scritti di Leonardo di critica verso le gerarchie religiose e verso la loro mollezza di costumi. Ancor meno si conosce la visione religiosa di Leonardo e le sue convinzioni in merito, convinzioni che se avesse esposto in modo chiaro lo avrebbero fatto accusare di eresia e forse mandato al rogo. Nelle sue convinzioni religiose ed eretiche sta una delle ragioni della prassi di scrivere da destra verso sinistra: Leonardo custodiva gelosamente i suoi manoscritti e solo dopo la sua morte li lasciò in eredita al suo allievo e fedele amico Melzi.

Il simbolismo o il messaggio segreto nei quadri di Leonardo
La tesi innovativa proposta nel libro in oggetto nasce dall'analisi del pensiero iconografico espresso da Leonardo. Leonardo trasponeva nei suoi ultimi e più importanti quadri il suo complessivo pensiero, comprensivo delle sue credenze, dei suoi valori, dei suoi timori e delle sue aspettative. I dipinti di Leonardo sono come dei libri; in essi si cela ai più e si comunica ai pochi la sua visione del mondo, la visione dell’uomo, di Dio, della religione e della fede. Il grande genio italiano aveva strutturato un proprio vocabolario iconografico, una peculiare grammatica e sintassi pittorica equivalente a quella del linguaggio scritto e parlato. Nel libro si cerca di portare alla luce tutti questi significati simbolici e il loro uso: vedi il chiaro-scuro usato nei dipinti, la scelta dei contenuti raffigurati, l’uso delle posa delle mani, dell'espressioni del viso, del corpo e così via. Fra le opere prese in esame al fine di dare forza e sostanza a questa visione, si staglia un disegno ritrovato nel 1991 e denominato – l’angelo incarnato-. Si tratta di un’opera di Leonardo sconosciuta al grande pubblico, la cui vista genera sentimenti contrastanti, perturbanti e smarrenti. L’angelo incarnato esprime la visione leonardesca dell’Androgino, un essere umano che racchiude i caratteri fisici maschili e femminili. Il disegno è, nella parte bassa, la raffigurazione delle caratteristiche anatomiche di un uomo con il pene in erezione e, nella parte alta, dispone di caratteristiche femminili. La parte maschile raffigura la dimensione carnale, sensuale, animalesca dell’essere umano, la parte femminile rappresenta la dimensione spirituale, ascetica e religiosa. Il dito rivolto verso l’alto ad indicare Dio riveste un significato simbolico e religioso ben consolidato. L’importanza del disegno è nel suo significato filosofico, antropologico, nelle personali concezioni di Leonardo in merito al rapporto fra concetti che indicano cose e fenomeni opposti. Il disegno palesa come Leonardo avesse abbracciato quella convinzione che ha la sua genesi nella scuola Pitagorica, riaffermata dal grande filosofo Eraclito e ripresa dal neo-platonismo rinascimentale dominante nella Firenze dove il maestro si era formato. Questa credenza, espressa anche da Pico della Mirandola, le cui idee sono condivise da Leonardo, si sostanziava nel conflitto e armonia fra gli opposti, vedi il materiale e lo spirituale, il maschile e il femminile. L’importanza dell’Angelo Incarnato verte nel fatto di esprimere in forma pittorica idee filosofiche e credenze sulla natura del cosmo e dell’uomo, idee che trovano un’ulteriore presenza nella scoperta, effettuata dall’autore, del numero 72 presente sotto uno degli archi del ponte che fa da sfondo al ritratto della Gioconda. Secondo la tradizione cabalistica il numero 7, fra i vari significati, rappresenta il principio materiale e quello spirituale che compongono il cosmo e della loro fusione. Il numero 2 esprime il principio maschile e femminile e la loro armonia. L’Angelo incarnato è come un libro in cui il Vinciano riversa le sue credenze, le stesse che ritroviamo dentro il quadro della Gioconda. Anche nell’Ultima Cena, nella S. Anna e nel S. Giovanni Battista vi sono queste forti presenze simboliche.